Un’altra testimonianza dall’infermiera dell’ASL Romagna, giovanissima donna, madre di una bimba di poco più di un anno e moglie di un operatore del 118, che ha voluto raccontarci un’altra settimana del suo lavoro. Riportiamo le sue parole:

Eccoci qua cari fratelli e sorelle,
Tra stupore e incredulità, tra lacrime e sorrisi, tra dolori e gioie, tra insicurezze e certezze è passata un’altra settimana.
Diciamoci la verità: è stata una settimana insolita, vissuta tra il reale e il surreale, tra incubo e attimi di bei sogni rubati in silenzio alle nostre nottate.
Ma oggi è sabato… è di nuovo sabato, e il Signore ci ricorda ciclicamente che, indipendentemente da come va il mondo, Lui è vicino a noi e bussa a quella porta del cuore, aspettando che lo facciamo entrare. Se ci pensate le Sue braccia sono l’unico posto dove il rischio di contagio è uguale a zero.
Cosa ho sperimentato in questa settimana?
Beh intanto ho imparato a riconoscere i miei colleghi ed amici dagli occhi. Si, perché sono rimasti visibili solo quelli. E tra i visi più belli che ho visto, inclusi quelli della mia famiglia, è stato quello del nostro pastore. Che gioia vederlo anche se da lontano. Grazie pastore, mi hai scaldato il cuore!
Tra noi professionisti non c’è più nessuna differenza: sia perché siamo vestiti allo stesso modo, sia perché siamo tutti ugualmente travolti dalla clinica del contagio.
Oggi vorrei parlare dei gesti di solidarietà. Non avete idea di quanti gesti straordinari sono avvenuti nelle mie giornate.
Le comunità cinesi presenti sul territorio hanno donato una buona quantità di dispositivi di protezione individuale, le pizzerie ci coccolano con le loro pizze calde quasi ogni sera, le pasticcerie ci addolciscono il fine turno; i giovani ci scrivono striscioni sotto le mura dell’ospedale e i condomini ci applaudono quando usciamo per andare al lavoro.
Ma quello che adoro di più sentire sono le canzoni cantate a squarciagola dai balconi, nel silenzio delle giornate e nel deserto delle strade, le voci risuonano come la liberazione da un mondo malato.
Umanità malata, sì e non parlo solo degli ospedali, dei pronto soccorsi, delle rianimazioni, o delle abitazioni in quarantena. Ma di tutti noi “sani”.
Mi chiedo: quando Signore inneggeremo insieme con quell’inno di liberazione?
I miei polmoni, apparentemente sani, avranno abbastanza ossigeno di riserva per lodare Te quel giorno? Non vedo l’ora di incontrarti Signore e, insieme a me, non vedono l’ora di incontrarti tutti le mie sorelle e i miei fratelli e tutte quelle persone che hanno “visto” morire in solitudine i propri cari. Io ho la certezza che tu sei vicino a noi anche in questi momenti: sì, a volte, sei incomprensibile alle mente umana, ma so che Tu sei giusto e buono. E questo mi basta.

Non vedo l’ora di rivedervi fratelli e sorelle, e non vedo l’ora di poterci raccontare a vicenda di questi giorni, di poter dire: ”Te lo ricordi il covid?”
Che grande festa faremo!

In conclusione, vi vorrei portare con l’immaginazione a un’altra Festa che veramente non abbiamo ancora vissuto ma per la quale il nostro cuore e la nostra mente si stanno preparando da tempo. E allora sì che inizieranno i festeggiamenti con un’unica differenza che non finiranno più!
Maranatha, vieni Signore Gesù!