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SalutExpò: un check-up gratuito per valutare il proprio stato di salute

Un check-up gratuito per valutare il proprio stato di salute e sperimentare un assaggio di uno stile di vita più sano. Si potrebbe riassumere così il progetto Sautexpò finanziato dall’Otto per mille della chiesa avventista. Un percorso costituito da 8 tappe, offerto in luoghi pubblici o al chiuso, dove all’interno di alcuni gazebo le persone hanno potuto conoscere i valori di peso e massa corporea, glicemia e colesterolo, effettuare test da sforzo, calcolare l’età biologica. Con una particolarità: in ogni tappa si potevano ricevere informazioni per migliorare il proprio stile di vita, secondo otto principi fondamentali: la scoperta di una sana alimentazione e delle proprietà dell’acqua; praticare esercizio fisico, una buona respirazione e ricavare benefici dai raggi del sole e dal riposo; evitare l’uso di sostanze dannose, come fumo e alcol, il pericolo delle tossicodipendenze. E infine, la scoperta della dimensione spirituale come fattore di salute. 

“Tutto questo è stato possibile, in primo luogo, grazie alla sensibilità della Chiesa avventista – che con il suo Otto per mille ha permesso di finanziare per molti anni questa importante esperienza – e alla straordinaria partecipazione dei nostri volontari”, ci racconta Ennio Battista, ex Presidente della Lega Vita e Salute (ora diventata Fondazione) che dal 2006 al 2016 ha promosso l’avvio e dato continuità al progetto Salutexpò (SE) in Italia. Un’idea che nasce negli Stati Uniti, all’interno di organizzazioni di promozione di sani stili di vita, e poi importata in Europa. “Dopo una prima esperienza pilota durante le olimpiadi invernali del 2006 a Torino, abbiamo deciso di farla diventare una realtà strutturale nelle principali sedi dell’allora Lega Vita e Salute”, continua Battista. In che modo avete realizzato questo obiettivo?  “L’idea era di rendere i volontari dell’Associazione autosufficienti nella gestione del programma. Siamo quindi partiti con 4 gruppi che coprivano le aree nord, centro, sud e Isole del nostro Paese. Abbiamo creato uno staff composto da due collaboratori – Fabio Franchetto e la moglie Penelope – che avevano sperimentato con entusiasmo il progetto e si erano formati in nord Europa. Poi con l’aiuto di medici e infermieri in tutto il territorio nazionale siamo arrivati a costituire 14 gruppi e organizzare oltre 20 manifestazioni all’anno. Queste equipe erano composte da circa 30 volontari, con obbligatoria la presenza di medici e infermieri per eseguire i test clinici e fornire agli utenti, alla fine del percorso, consigli su cure e approfondimenti con il proprio medico di fiducia. In totale abbiamo avuto a disposizione oltre 400 volontari formati per il progetto”

Creare gruppi di questo tipo significa anche favorire un buon clima per il lavoro di squadra, visti i delicati e importanti obiettivi che ci si poneva. “Per questa esperienza c’era bisogno di ragazze e ragazzi, ma anche persone di varie fasce di età, dotate di spirito di altruismo e desiderio di promuovere benessere.  Abbiamo cercato quindi di individuare persone con queste caratteristiche, ma non è stato difficile. La Salutexpò alla fine è stata il risultato di un mix di disponibilità, professionalità e ideali elevati. Medici preparati, operatori sociosanitari e volontari ben formati hanno rappresentato il gruppo tipico di questo progetto”.

Fin qui l’organizzazione. Ma l’accoglienza del pubblico? “Le persone si mostravano all’inizio titubanti, non credevano che un servizio di tale qualità fosse pure gratuito”, continua Battista. “In questo senso è stato importante sottolineare i contributi dell’Otto per mille, le loro finalità a scopo sociale. Ma vinte queste timidezze, avevamo difficoltà a soddisfare tutte le richieste che in una giornata potevamo accogliere. L’affluenza era in genere elevata. Mediamente, per realizzare un buon percorso e ricavare dati utili da offrire agli utenti per migliorare lo stato di salute riuscivamo a fare completare il percorso a circa 100-120 partecipanti in una giornata”

Dopo questo periodo, durato 10 anni, è possibile ricavare una stima di quante persone avete contattato? “Intorno alle 10mila. Ma la cosa che mi preme sottolineare è che la Salutexpò non si concludeva solo con il percorso, ma a tutti gli utenti veniva data la possibilità di partecipare ad altri stage, conferenze, eventi formativi legati agli stili di vita per rafforzare quelle conoscenze e, soprattutto, metterle in pratica. In totale possiamo contare, oltre alle SE, più di 200 iniziative di educazione sanitaria svolte nel territorio nazionale. E i dati più significativi sono stati i numerosissimi ringraziamenti ricevuti dalle persone che da questi progetti hanno ricavato indicazioni utili e, in diversi casi, migliorato condizioni di salute a volte particolarmente critiche”.

In questi anni di esperienze ci sono sicuramente momenti significativi che si ricordano con particolare emozione. “Ce ne sono diversi”, sottolinea Battista. Mi piace ricordare una speciale Salutexpò realizzata a Cascina Rosa, struttura dell’Istituto tumori di Milano, alla presenza di uno dei più autorevoli epidemiologi internazionali, il dottor Franco Berrino. Ma potrei citare anche l’evento al Sana di Bologna, la più importante fiera del biologico e dell’ambiente, dove abbiamo ricevuto un’accoglienza formidabile. Oppure l’esperienza della Coop di Firenze che in tutti i suoi punti vendita ha ospitato questo progetto. Ma conservo nella mia mente il ricordo di una persona che a una semplice e quasi banale domanda ‘quante ore dorme a notte?’ mi ha aperto il suo cuore condividendo tutte le sue sofferenze patite negli anni. Perché alla fine la Salutexpò è un canale speciale per entrare nei mondi degli altri. E aiutarsi reciprocamente”.

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