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Ernesto

Ernesto è un uomo di 60 anni, prima dell’emergenza COVID-19 era seguito con regolarità dal Servizio di Psicologia dell’Azienda Sanitaria Locale presente sul suo territorio, in quanto manifestava una forte depressione. È chiaro che, per quanti seguivano un percorso di psicoterapia prima dello stato d’emergenza, pensare di dovercela fare da soli è stato davvero difficile. Così, il signor Ernesto ha deciso di chiamare il Servizio Gratuito di Sostegno Psicologico Telefonico proprio in quanto alla depressione, erano sopraggiunti anche gli stati ansiosi, diventati più forti ed ingestibili. Le sue chiamate sono state frequenti in quanto aveva bisogno di un supporto cadenzato. «Dottoressa, perché si stanno imponendo di rimane chiusi in caso? Io sto impazzendo da solo, non ce la faccio più … chi sta pensando a noi che abbiamo problematiche psicologiche? … mi sento ogni giorno morire! Grazie perché grazie a voi sto meglio

Evelina

Evelina è una donna di 54 anni. All’età di 20 anni, a seguito di una delusione amorosa, ha iniziato a soffrire di depressione. Tuttavia, nonostante il tempo, le cure e il fatto che comunque sia riuscita ad andare avanti costruendosi una famiglia, non si è mai più ripresa. Evelina chiama il Servizio Gratuito di Sostegno Psicologico Telefonico, finanziato dall’8xmille della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, in quanto i sintomi depressivi, in periodo di quarantena hanno subìto una riacutizzazione, che ha portato la signora a stare sempre a letto e a non avere la voglia di fare nulla, vivendo in balia di pensieri negativi che la portavano a piangere di continuo e a sentirsi prigioniera in casa sua.

Giovanna

Giovanna è una cinquantenne che da sempre si è occupata e dedicata completamente al benessere della sua famiglia. Da giovane aveva studiato per fare l’insegnate e aveva anche vinto il concorso, tuttavia il marito non ha mai voluto che iniziasse a lavorare così lei ha rinunciato e ha deciso forzatamente di rassegnarsi alla vita da casalinga, che comunque non voleva. Nel tempo, riesce a trovare un suo equilibrio in cui è fortemente centrato il suo prendersi cura dei figli ma soprattutto del marito, un uomo sempre assente per lavoro ma che dentro casa pretendeva grande accudimento da parte della donna. Questa “stabilità” si mantiene per anni; purtroppo però, durante il periodo di quarantena, saltano i cosiddetti equilibri e il marito confessa di avere un’amante molto più giovane di lui e che questa quarantena gli ha fatto capire quanto vuole vivere con questa giovane donna e che non appena terminerà lo stato d’emergenza le chiederà la separazione. Giovanna si rivolge al Servizio Gratuito di Sostegno Psicologico Telefonico in quanto non sa come affrontare questa situazione. Giovanna si sente una donna e moglie fallita che sta perdendo tutto. «Perché è dovuto accadere a me? La mia famiglia era tutto, mi dica dottoressa … sono una donna sbagliata? Cos’ho che non va? Perché è successo proprio a me?»

Fabio

Fabio, è un uomo di 45 anni, a febbraio, dopo vent’anni di matrimonio, si separa dalla moglie che a seguito di tale scelta decide di andare a lavorare all’Estero. La separazione è vissuta da Fabio con forte malessere e senso di colpa; molto spesso si è chiesto se il suo matrimonio si poteva recuperare. Tuttavia, prima del decreto riusciva, seppure a fatica a portare avanti la sua vita. Passa un mese, sono i primi di marzo e l’azienda per la quale lavorava lo licenziaarriva la quarantena. Fabio sta sempre peggio, non si alza più dal letto, si sta lasciando andare, non ha appetito, ha perso il gusto della vita, non può più uscire di casa e dunque non può più aiutare la sua mente a svagarsi, l’unica cosa che fa è dunque pensare a quello che non è andato: al suo matrimonio ormai fallito, al suo lavoro ormai perso, a tutto quello che nella sua vita era importante e che adesso non ha più. Fabio pensa, pensa incessantemente, rimugina in maniera costante e il suo umore è sempre più depresso e in più è sempre più in ansia in quanto adesso  – nel momento più sbagliato, dice – è costretto a stare a casa. Esperisce un senso di vuoto e solitudine importante; racconta che è figlio unico e che i genitori sono deceduti un anno fa. Chiama il nostro Servizio Gratuito di Sostegno Psicologico Telefonico abbastanza spesso per avere contatto, sentirsi meno solo ed essere guidato in questa particolare situazione.

Viviana

Viviana, ha 28 anni è da poco sposata; laureata in lettere moderne. Da poco era stata chiamata per un incarico in una scuola. Era la sua prima esperienza lavorativa in una scuola, era quello per la quale aveva studiato. Tutto stava procedendo al meglio. Poi, dopo il decreto che ha annunciato lo stato di quarantena ogni cosa è cambiata. Viviana inizia a pensare sul suo lavoro e inizia ad interrogarsi se davvero le piace lavorare a scuola, pensava di si, ma adesso, non ne è più molto convinta. Chiama il nostro Servizio Gratuito di Sostegno Psicologico Telefonico perché ha paura, teme che quando tutto sarà finito, la sua vita non sarà più come prima e che lei non riuscirà più gioire per quel lavoro che un tempo credeva di amare. «Ho paura che finisca la quarantena! Perché penso questo?» dice.

Giorgio

Giorgio ha 58 anni, chiama dalla zona rossa. «Ho ansia, ho paura … il mio medico di base mi ha detto che se mi sentirò male non potrò andare in ospedale. Ma io non sto bene, sono un soggetto asmatico e delle volte ho anche qualche crisi di panico, quando accade sto malissimo. Adesso sono costretto a stare a casa, vivo da solo e sto male perché il pensiero che se ho una crisi nessuno mi potrà soccorrere mi rende ansioso, così gli attacchi di panico sono sempre più frequenti. Penso che morirò da solo in preda di uno di questi attacchi. Mi aiuti.»

Marisa

La signora Marisa ha 67 anni, è pensionata e ha un figlio che però vive fuori città. Contatta il Servizio Gratuito di Sostegno Psicologico Telefonico perché si sente sopraffatta dal dolore. Da dieci giorni, suo marito è deceduto per Covid-19. La signora Marisa non riesce a comprendere come sia potuto accadere. Il marito era stato ricoverato in ospedale per un’altra motivazione e fino al ricovero stava davvero bene, non c’era davvero nessun problema! Il Covid-19 pare l’abbia preso in ospedale e, dal momento di quel ricovero, non si sono più visti«di lui – afferma la signora Marisa – è rimasto solamente il ricordo! Adesso questa casa è troppo vuota e io sono davvero rimasta sola, nessuno pensa a me, nessuno! Nemmeno i vicini o le mie amicizie più importanti possono capire cosa provo. Mi sento disperata. Sola. Mi sento morire.»